Chiesa di San Giovanni

Una Cupola per San Giovanni

"visita ravvicinata alla cupola a oltre 20 metri d'altezza grazie a speciali impalcature dotate di ascensore"

In quella fucina di giovani talenti che, nel corso dei primi decenni del cinquecento, è la chiesa benedettina di San Giovanni Evangelista, una voce risuona altissima, e già inconfondibile, quella del Correggio. Tra le pareti e i muri ancora bianchi della chiesa, al suo pennello, tra il 1520 e il 1524, viene affidato il compito di celebrare l’Evangelista cui l’intero complesso è dedicato, nello spazio simbolicamente e logisticamente centrale: la rotonda cupola che poggia, anche teologicamente, su quattro pennacchi, ognuno dei quali affianca un Evangelista e un Padre della Chiesa. E Antonio, ma non sembri facile, inventa e realizza un effetto illusionistico e, davvero, virtuale: per chi starà nella navata , i fedeli, protagonista sarà il Cristo; per chi starà nel presbiterio, i celebranti benedettini, protagonista sarà Giovanni stesso, al quale in punto di morte, appare Cristo nella piena manifestazione di tutto il suo splendore, anche terribile, abbacinante, incastonato entro la corona circolare ed euritmica degli Apostoli. Che risaltano, agli occhi del visitatore e del fedele, con l’appeal di maschi bellissimi, plastici e monumentali, comodamente e serenamente adagiati, quasi fossero poltrone e triclinii, su gonfie nuvole grigioviolette. Ed ecco, per la prima volta, le nuvole del Correggio: non nuvole leggere da barocco cielo romano, ma nuvole padane, fatte di una materia densa e opaca, vere e proprie “macchine” in grado di salire e/o scendere dal cielo. Nuvole tenda, nuvole soglia tra la terra e il cielo. San Giacomo minore accavalla le gambe sulla sua nuvola, Filippo si appoggia sul gomito come fosse un divano, e angeli e putti escono, entrano, spuntano, spingono, scostano, in un andare e venire continuo nello strato, soffice ma denso di materia, delle nubi. Ancora stupisce, e di più guardandola dallo stesso punto di vista del pittore, la sicurezza di mano, la felicità e immediatezza espressiva, un dipingere all’impronta, la consapevolezza di risolvere le più difficili prove di abilità, come quel Cristo scorciato di sottinsù che sembra precipitare sull’altare, di potere e sapere confrontarsi con i più grandi.
Su quegli alti ponteggi della cupola salì, è possibile, anche il giovane Parmiginino, forse spaventato dalla capacità di osare del maestro, forse stimolato nell’ambizione e nell’emulazione.

 
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