Camera di San Paolo

L’appartamento della Badessa

Un percorso di visita nuovo, grazie a recenti restauri, si snoda tra le sale dell’appartamento privato della Badessa Giovanna da Piacenza, entro le mura di un monastero benedettino femminile al centro della città. Non una cella monastica, ma un appartamento vero e proprio, tra le cui pareti la giovane, e immaginiamo colta, decisa e seducente, aristocratica invita amici, ospiti, famigliari, intellettuali, a celebrare con lei i fasti e i riti di una società privilegiata, di cultura umanista, di abitudini sofisticate. Per accoglierli al meglio, per vivere al meglio, vengono mobilitati architetti per gli spazi rinnovati, artigiani per gli arredi e le suppellettili. E naturalmente artisti, per il décor di quelle auguste stanze. Inizialmente, nel 1514, un artista parmigiano affermato, Alessandro Araldi, che distende sulla volta di una saletta un fitto arabesco di mostri alati e serpenti vegetali, entro il quale incastona exempla morali tratti dalle Sacre Scritture.
Poi Giovanna, è certamente lei a decidere ma è probabile che qualcuno suggerisca un nome, sceglie di puntare su un artista emergente, Antonio Allegri da Correggio.
Forse è appena tornato da Roma, avvolto dall’aura cosmopolita della metropoli, forse è stato a Milano ad ammirare il capolavoro di Leonardo, quel che è certo è che ha già lavorato a Correggio e Mantova, dove ha studiato Mantegna, è protetto da Veronica Gambara, principessa e poetessa, amica di Isabella d’Este. Antonio parte da una volta ad ombrello e la trasforma in un bersò verde, appoggiato ad un graticcio di bambù, fresco d’estate; da una funzione, l’ospitalità e l’accoglienza, e prepara una lunga sequenza di bianchi lini, tesi tra teste d’ariete, che sostengono lucide suppellettili metalliche da tavola. Quindi allestisce la sala con sublimi lunette illusionisticamente marmoree.
E dietro, davanti, attraverso il bersò un piccolo esercito di putti ridenti guidati da Diana, solare e autorevole mentre impugna arco e frecce, sulla biga guidata dalle cerve verso una battuta di caccia: la battuta rituale che apre e inaugura la stagione delle greggi e delle messi; un grande inno propiziatorio, profondamente fiducioso e allegramente pagano.

 
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