Il privilegio dell’arte. Parma per Correggio
Ogni città ha i suoi calibri artistici. E Parma, dopo Parmigianino, mette in campo un artista cronologicamnente quasi parallelo: quel Correggio, dal paese natale, che si firmava Antonius Laetus, a cui dedica una Mostra, finora, ritenuta impossibile, sottoponendo così all’attenzione del pubblico moderno, un ingegno tutto particolare che è stato affiancato ai grandi: da Leonardo a Raffaello, a Michelangelo a Tiziano, ma che mantiene una fisionomia artistica assolutamente autonoma e inafferrabile, come tutti i geni del resto, che vantano legami ma anche libere, e felici, insubordinazioni. Parma è la città che lo accoglie più a lungo e che gli consente di rivelare, nelle forme più ampie e mature, le sue molteplici abilità di interprete di affabili pale d’altare e di dilatati spazi sacri. All’artista nessun tributo di questa portata era stato finora riservato; sarà un’occasione unica per vedere riunita l’intera produzione oggi trasportabile ed esporla in un confronto serrato di così vasta ampiezza nei luoghi che lo hanno visto protagonista e ne hanno assicurato la fama fra i geni del Rinascimento. I luoghi in cui si presenta un artista non sono infatti secondari ma si intrecciano, in modo emozionante, con i contenuti della sua pittura.
Il pittore delle emozioni
Proprio per legare l’artista alle città che l’hanno ospitato sostenendone il cammino fin dai primi anni di formazione e consentendo poi al suo genio di sbocciare, quelle terre al di qua e al di là del grande fiume saranno raccontate in un itinerario suggestivo fra estetiche paesaggistiche e breve racconto storico, perché ci sorprenda ancora quel suo naturale incanto che sgorga dall’humus e pervade ogni sua più minuta partitura e penetra nel gesto, nel volto, nella carne morbida e calda delle sue donne, madonne, dee. Tema che scalderà e appassionerà e scuoterà lo sguardo per tutto l’itinerario espositivo. Questa prima mostra monografica completa e, forse, irripetibile in tale misura in questo secolo, si avvarrà infatti di un allestimento incisivo e di assoluta aderenza all’artista, anche per il prestigio della sede, quel palazzo della Pilotta che raccoglie i più significativi tesori cittadini. La mostra si snoderà come un racconto, si sfoglierà come un libro che non potendo contenere tutto, aprirà dei varchi e soddisferà delle attese, lasciando a ciascuno il predominio di un affaccio personale su un tema sacro o profano, che sono poi interpretati in modo coerentemente simile nei valori portanti. C’è tanto dolore nei Compianti, ma tanta potenza fisica e psicologica nel pianto della Vergine, sia essa dipinta o plasmata ad arte in terracotta, come nel gruppo di Guido Mazzoni, o nelle tele di Cima da Conegliano o Pordenone, per concludersi in una doppia interpretazione del Correggio, dai tondi fragili e sofferti giovanili alla tela Del Bono che è insieme corale e solitaria, tutta imperniata sul dolore interno, dignitoso, mentre il sacro corpo si raggela. Saranno ricomposte le opere salienti della sua giovinezza. L’itinerario mentale di riferimento, da Leonardo a Lorenzo Costa al Francia al Garofalo al Dosso, i richiami al classicismo: lievi per quanto riguarda l’archeologia, pressanti talora, attraverso la riscoperta che l’arte toscoromana aveva impresso al primo Cinquecento. Vederne la capacità di studio nei disegni, inquieti per quel girovagare del segno, che in pittura si fa morbido, convesso, sicuro. Il Correggio non appartiene compiutamente al primato toscano del disegno, né a quello veneto del colore, ma aderisce piuttosto a una sua impronta spontanea che ha nella natura il suo riferimento. Non è comunque pittore senza la storia, che è quella personale e universale insieme.Avvenimenti, incontri, forzose camminate nel caldo della pianura tra Correggio e Mantova e Parma, e a cavallo, fugacemente, fino a Roma per raccogliersi in una apparente ininterrotta assenza di limitazioni, ma per tornare a riflettere in solitudine o colloquiare con discrezione, sommessamente tra sé, richiamando lo sguardo esterno dentro i suoi quadri.E’ una pittura silente e musicale la sua, e insieme voluttuosa e seduttiva per il tenero passaggio degli affetti negli sguardi e nel sorriso, e per quell’esplorazione tattile del corpo femminile che s’accosta al Giove fecondatore e dispensatore di desiderio, più che di piacere soddisfatto.
Ritrovarsi dentro le cupole
Un protagonista dell’arte, Correggio, che si rimetterà agli sguardi moderni per scalare definitivamente l’empireo, aggiudicarsi la palma che gli spetta e aggiungersi ai quattro grandi del Rinascimento italiano, anche per la resistenza del suo modello fin oltre il Barocco, imponendoci a sua volta una scalata che aprirà la visione alla navata centrale del Duomo e di San Giovanni, prima di trovarsi immersi nel suo Paradiso. Un’esperienza forte ed emozionale che ci dirà molte cose di questo misterioso, vero, efficacissimo pittore.